4.2 Le velere

Primo caso di donne operaie all’Arsenale di Venezia (secoli XVI-XVIII)

Per secoli l’Arsenale di Venezia rappresentò il fulcro dell’industria navale della Serenissima, e viene considerato come la prima grande impresa del mondo occidentale. Era dotato di una straordinaria organizzazione del lavoro, che riguardava sia uomini sia che donne.

Nonostante la scarsità delle fonti, sappiamo che molte erano le lavoratrici dell’Arsenale. Erano, ad esempio, vivandiere (venditrici di cibi e bevande), calafate (coloro che impermeabilizzavano lo scafo della nave) e, infine, le nostre velere (donne che confezionavano e riparavano le vele delle navi). Purtroppo, è molto difficile quantificare il numero di queste lavoratrici: le stime ipotizzano da 25-40 ad un massimo di 300-400 velere nei periodi di massima attività dell’Arsenale.

Le velere, come le altre lavoratrici, potevano accedere all’interno del recinto (le mura dell’Arsenale) in un orario più tardo rispetto agli uomini, ciò per evitare assembramenti sessualmente pericolosi. Tuttavia, sappiamo che in alcuni momenti particolari – ad esempio, in concomitanza di eventi bellici – queste operaie potevano lavorare ben oltre l’orario normale. Le velere lavoravano sotto la sorveglianza di donne di età matura e in spazi vicini a quelli dell’Ammiraglio (massima autorità dell’Arsenale). Questa circostanza ci fa pensare che queste lavoratrici dovessero operare in uno spazio controllato.

Le velere erano manodopera non specializzata che non godeva di alcuna protezione o rappresentanza dal momento che non erano inquadrate in nessuna corporazione di mestiere. Il lavoro era duro e pesante, lavoravano fianco a fianco agli uomini (i veleri), ma il salario delle donne era inferiore. Inoltre, data questa promiscuità, le velere venivano giudicate come donne di malaffare.

Paola Lanaro
Ca’ Foscari University of Venice

Images layout: Vania Levorato
Ca’ Foscari University of Venice

4.2.a

“Venezia è un pesce”

Fig. 4.2.a – Lo scrittore Tommaso Scarpa ha ragione: su una carta geografica, Venezia sembra davvero un pesce. Il grande complesso di forma quadrata dell’Arsenale si trova proprio all’attaccatura della pinna caudale.
(Jacopo de’ Barbari, Veduta di Venezia, Museo Correr, via Wikimedia Commons)

4.2.b

La Porta di Terra

Fig. 4.2.b – La Porta di Terra era l’entrata dell’Arsenale. Realizzata nel 1460, è uno dei primi esempi di architettura rinascimentale a Venezia.
(Ph. Vania Levorato, 2022)

4.2.c

Il Leone, la Santa e la battaglia di Lepanto

Fig. 4.2.c – Al di sopra del leone alato di San Marco – simbolo della città, la statua di Santa Giustina. Quest’ultima e l’iscrizione commemorativa “VICTORIAE NAVALIS MONIMENTUM MDLXXI” vennero aggiunte a seguito alla vittoria navale sugli Ottomani a Lepanto del 1571.
(Ph. Vania Levorato, 2022)

4.2.d

Il leone del Pireo

Fig. 4.2.d – Il leone del Pireo fu portato a Venezia da Francesco Morosini nel 1687. Era parte del bottino di guerra dopo l’assedio e saccheggio di Atene durante le guerre della Lega Santa contro gli Ottomani.
(Ph. Vania Levorato, 2022)

4.2.e

Il posto fisso statale

L’Arsenale era un enorme compound industriale di Stato. Lavorare all’Arsenale significava anche godere di vantaggi e privilegi non comuni. Ad esempio, gli arsenalotti (le maestranze dell’Arsenale) avevano un impiego a “tempo indeterminato”, e potevano lasciare il proprio posto di lavoro in eredità ai figli.

Fig. 4.2.e.1 – I Maestri erano artigiani che lavoravano per l’Arsenale. Godevano di grande stima e considerazione sia parte dello Stato, sia da parte della popolazione. Rappresentavano l’”aristocrazia operaia” di Venezia.
(Master of Arsenal, WDPC-NYPL – Digital Collections, ID 811671)
Fig. 4.2.e.2 – Gli arsenalotti godevano di una paga fissa giornaliera che rappresentava il salario base. I salari erano pagati giornalmente o settimanalmente ed erano calcolati a ore di lavoro e non secondo la produttività.
(Giacomo Franco, Arsenal de Venise – la paie des ouvriers de la maestranza, WDPC-NYPL – Digital Collections, ID 811644)
Fig. 4.2.e.3 – Non abbiamo immagini che ritraggano le operaie dell’Arsenale. Tuttavia, possiamo immaginare che non fossero molto diverse dalla popolana come nella stampa di Huyot.
(Etienne Huyot, Venetian woman holding a basket of food (16th c.), WDPC-NYPL – Digital Collections, ID 811624)

4.2.f

La Porta d’Acqua

Fig. 4.2.f – Adiacente alla Porta di Terra, c’è la Porta d’Acqua. Fino al periodo napoleonico, questo era l’ingresso per i vascelli che necessitavano di riparazioni.
(Ph. Vania Levorato, 2022)

4.2.g

La Torre di guardia antica

Fig. 4.2.g –L’Arsenale disponeva anche di strutture di osservazione. La Torre di guardia antica si trova proprio all’entrata.
(Ph. Vania Levorato, 2022)

4.2.h

All’apice dello sviluppo

Gli ultimi importanti ampliamenti dell’Arsenale furono realizzati tra gli anni ’70 dell’Ottocento e la Prima guerra mondiale. Tra le opere di ammodernamento realizzate in questo periodo ricordiamo lo scavo dei tre bacini di carenaggio e l’installazione della gru idraulica Armstrong.

Fig. 4.2.h.1 – Nella fotografia di Carlo Naya, l’Arsenale nel 1880.
(Museo Fortuny, Fondi Fotografici Storici, inv. CF001418)
Fig. 4.2.h.2 – L’esterno dell’Arsenale nell’estate del 1915. L’entrata è protetta da sacchi di sabbia come misura contro i bombardamenti.
(Museo Fortuny, Fondi Fotografici Storici, inv. FP001757)

4.2.i

Dall’Arsenale

Fig. 4.2.i – Lasciando l’Arsenale e percorrendo il Rio de l’Arsenal fino a raggiungere la riva, con un po’ di fortuna e bel tempo è possibile godersi un tramonto che non ha eguali.
(Ph. Vania Levorato, 2022)