4.1 Maria Maddalena, Barbara e Maria Teresa

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Trieste, il porto e i suoi riferimenti femminili

La storia di Trieste, del suo porto e delle donne e degli uomini che lì lavorarono, prosperarono o, al contrario, fallirono e s’impoverirono è legata ad una figura femminile: l’Imperatrice Maria Teresa d’Asburgo.

Spesso si indica Maria Teresa come una personalità emblematica della storia delle donne. Tuttavia, se è indubbio che fu una donna dotata di enorme potere, la sua vicenda appare del tutto interna al mondo aristocratico e alle regole di trasmissione del ‘nome’. Invece, proprio nel suo secolo, il XVIII, Trieste era popolata da numerose donne che, appartenenti al mondo popolare, in questa città avevano cercato autonomia nel mondo del commercio e del lavoro, esprimendo un protagonismo in quanto donne all’interno di vite che ci appaiono straordinarie solo perché, forse, le donne faticano ad emergere dalle fonti. Ad esempio, subito dopo la metà del secolo ci fu il caso di Maria Maddalena Rattichin che, giunta a dodici anni da Gorizia ancora minorenne, non sposata e senza essere sotto la tutela dei genitori, gestiva in prima persona una bottega di mercerie. Oppure quello di Barbara Capuz originaria di Štanjel che, recatasi in Trieste a servizio di un mercante, rimase incinta all’interno di una relazione, di cui non si conosce la natura, con un mercante forestiero che frequentava la casa del suo datore di lavoro. Fuggita senza dare spiegazione, fece nascere la creatura presso la casa paterna e dopo un anno si presentò nuovamente a Trieste, sola, e avviò una disputa con il suo datore di lavoro e quel forestiero, ottenendo 45 ducati per sostentare sé e la creatura.

Daniele Andreozzi
University of Trieste

4.1.a

Trieste prima del Porto Franco

Fig. 4.1.a – Trieste prima delle trasformazioni indotte dall’istituzione del Porto franco. Nella zona dell’attuale Borgo Teresiano ci sono le saline, l’odierna Cittavecchia è ancora zona agricola.
(J. Löwenthal, Geschichte der Stadt Triest, vol. 1, 1857)

4.1.b

Carlo VI e il Porto Franco di Trieste

Il 18 marzo 1719 l’Imperatore del Sacro Romano Impero Carlo VI decretò Trieste Porto Franco dell’Impero. Da quel momento in poi Trieste iniziò il cammino che a fine secolo la portò ad essere uno dei più grandi empori mediterranei.

Fig. 4.1.b.1 –Al momento della proclamazione del Porto Franco, Carlo VI aveva 34 anni. Sua figlia Maria Teresa era una bambina di appena due anni.
(Column of Emperor Charles VI in Piazza Unità d’Italia in Trieste – Ph. Erica Mezzoli, 2022)
Fig. 4.1.b.2 – All’inizio del XVIII secolo, Trieste è ancora una città murata che conserva la sua fisionomia medioevale.
(Alberto Rieger, Trieste in the 18th century)
Fig. 4.1.b.3 – Il momento della proclamazione del Porto Franco come rappresentata da Dell’Acqua a metà del XIX secolo. La figura a cavallo è Giovanni Casimiro Donadoni che giunge da Vienna, entra all’interno delle mura di Trieste e dà la notizia della concessione dello status di Porto Franco.
(Cesare Dell’Acqua, La proclamazione del Portofranco di Trieste (1855), Museo Pasquale Revoltella)

4.1.c

Trieste Moderna

Fig. 4.1.c – Negli anni ’80 del XVIII Trieste comincia ad assomigliare a sé stessa. Le saline sono state bonificate e al loro posto è stato costruito il Borgo Teresiano, parte della città che prende il nome dall’Imperatrice Maria Teresa. Inoltre, vengono edificati anche il molo Carlo VI (oggi molo Audace) e il Canal Grande.
(Pianta della Ces[are]a Reg[i]a Marittima Città e Porto franco di Trieste (ca. 1780), via Wikimedia Commons)

4.1.d

“Essendo che io Barbara…”

Fig. 4.1.d –Frammento del documento notarile nel quale Barbara Capuz rivendica le sue ragioni e testimonia sulle circostanze che la resero madre.
(ASTs, Notarile, notaio Gabbiati (1751-59))

4.1.e

Corrispondenza commerciale anche per Signore

Fig. 4.1.e – Nel celebre manuale di corrispondenza commerciale “Il corrispondente Triestino”, vengono forniti almeno cinque esempi di lettere commerciali ai quali una donna – in particolare una vedova – in affari poteva ricorrere.
(Il corrispondente Triestino, 1798 – NKČR, via Europeana)

4.1.f

Trieste è/e una Signora

È a partire dal XIX secolo che Trieste viene accosta o impersonata da precisi personaggi o tipi femminili. La misogina e violenta retorica del XX secolo ci ha addirittura presentato una Trieste che doveva dividersi tra il ruolo di vergine costantemente sotto minaccia, e quello di una lasciva e crudele prostituta. Per chi si occupa della storia – marittima, di genere o meno – di Trieste, è routine il rischio di incappare in cliché, rappresentazioni semplicistiche, ideologiche o di maniera. Nella realtà, la città era popolata da donne in grado, con coraggio, di approfittare delle occasioni del Porto Franco e dell’aria di libertà che si respirava a Trieste. Qui riuscirono a trovare quella realizzazione alla quale altrove non avrebbero potuto aspirare e, allo stesso tempo, affrancarsi da legami oppressivi.

Fig. 4.1.f.1 – Naturalmente l’accostamento più automatico e “naturale” è quello all’Imperatrice Maria Teresa.
(M. van Meytens, Empress Maria Theresia of Austria (1759), ABKW, via Wikimedia Commons)
Fig. 4.1.f.2 – Un esempio di raffigurazioni di maniera di Trieste. In questa grande opera allegorica, popoli da ogni dove si recano nel porto asburgico per fare affari e omaggiare la colta e amante delle arti matrona Trieste che, con le sue insegne, accoglie quelle genti.
(Cesare Dell’Acqua, La prosperità commerciale di Trieste, 1877)
Fig. 4.1.f.3 – Tra tutte le rappresentazioni possibili di Trieste, forse una delle più aderenti alla realtà è quella di una signora stanca, probabilmente preoccupata, ma certamente annoiata dalla contabilità. Forse è proprio come nel quadro di Maes che, dal 1795, la vedova Zuppani passava le sue serate: cercando di far quadrare i conti della veleria che suo marito fondò a Trieste poco più di una decina di anni prima.
(N. Maes, The Account Keeper (1657), Saint Louis Art Museum, via Wikimedia Commons)

4.1.g

L’amico delle donne

Fig. 4.1.g – È difficile parlare di femminismo nel XVIII secolo, eppure esistevano comunque degli “amici delle donne”. Sebbene fosse un moralista e non di certo un “progressista”, Boudier de Villemert era uno di essi. L’edizione in tedesco a cura di Heyden del 1781 del suo “L’Ami Des Femmes” (1758) ha anche Trieste tra i luoghi di edizione.
(L. J. Heyden, Der Freund des Frauenzimmers, 1781)