4.4 La Società “D. Tripcovich & C.” vista da riva

Home Donne da fronte del porto La Società “D. Tripcovich & C.” vista da riva

Una passeggiata sulle banchine del porto alla ricerca di una storia marittima, di famiglia e collettiva, dell’Adriatico orientale tra Otto e Novecento

Una storia come quella della società Tripcovich, della sua famiglia e dell’ambiente sociale, culturale ed economico in cui si è maturata meriterebbe di essere raccontata da narratori come Mann, Kazantzakis, Singer o Balzac. Tutti autori che di fallimento se ne intendevano. Sarebbe stato anche un “case study” perfetto per uno storico economico come David Landes. Tuttavia, una cosa non esclude l’altra.

Il modello per lo studio della decadenza delle imprese famigliari noto come “sindrome di Buddenbrook” elaborato da Landes si applica perfettamente alla vicenda della società Tripcovich. Anche nel nostro caso la parabola si sviluppa in tre fasi che corrispondono alle tre generazioni di management aziendale famigliare: la fase di fondazione dell’azienda ad opera della generazione dei “pionieri”; il momento del consolidamento e dell’espansione grazie alla seconda generazione di “capitani d’industria”; infine, la terza ed ultima fase, quella del declino, durante la gestione aziendale della terza generazione. Nel caso della Tripcovich, non si trattò solamente di decadenza o reflusso ma del più grande crac che Trieste – in tutta la sua storia di mercanti, armatori, banchieri ed assicuratori – abbia mai conosciuto. All’inizio degli anni ’90 del XX secolo, la Tripcovich era una holding formata da alcune subholding e da circa 120 società controllate, che occupava suppergiù 6.000 persone tra Mediterraneo e nord Europa. Un vero colosso. Anche l’entità del crac societario del 1994 fu colossale: un debito di più di 500 miliardi di Lire (valore storico stimato € 400.047.000) composto da debiti diretti e fideiussioni alle controllate. Quello che seguì è cronaca giornalistica.           

Di tutta la vicenda Tripcovich, ciò che sembra essersi salvato dal fallimento è ciò che è sempre rimasto sullo sfondo: il capitale umano – specialmente femminile –, professionale e relazionale di una famiglia e di una compagnia armatoriale. In definitiva, ciò che è scampato al terribile naufragio è ciò che rimasto in porto.

Erica Mezzoli
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4.4.a

1° Generazione: L’Impero di Diodato

Nel 1895, Diodato Tripcovich fondò a Trieste la “D. Tripcovich-Società di Armamento ed Agenzia marittima” – che nel 1912 sarebbe diventata una società per azioni – occupandosi principalmente dell’amministrazione di consorzi di proprietari (caratisti). Da subito, però, la compagnia cominciò a dedicarsi anche alla navigazione commerciale di linea e ai servizi di rimorchi e salvataggi marittimi.

Fig. 4.4.a.1 – Diodato Tripcovich nacque a Dobrota (oggi in Montenegro) nel 1862. Dopo gli studi nautici, negli anni ’80 del XIX si trasferì a Trieste e venne assunto dal Lloyd austriaco. Morì a Trieste nel 1925.
(Archivio famiglia Marcovich)
Fig. 4.4.a.2 – Assetto proprietario del piroscafo “Sarajevo” dal momento della costruzione e iscrizione nel registro della navigazione di grande cabotaggio austro-ungarica (1899) all’acquisto dell’intera proprietà da parte della “D. Tripcovich & Co.” (1917). Dapprincipio, nel 1901 Diodato si inserì all’interno del consorzio dei proprietari in qualità di loro rappresentante.
(ASTs, Governo Marittimo in Trieste – Seebehörde, 1385)
Fig. 4.4.a.3 – La navigazione commerciale era una rilevante parte di business della compagnia. Una delle rotte più importanti era la cosiddetta linea AMOM che serviva il Mediterraneo occidentale (Rijeka/Fiume-Casablanca).
(ASTs, Società “D. Tripcovich & Co.”, 129)
Fig. 4.4.a.4 – Un altro fondamentale settore aziendale era quello dei servizi rimorchi e salvataggi marittimi. Al momento della morte di Diodato nel 1925, alle redini di questo ramo della compagnia subentrò il genero e asso dell’aviazione austro-ungarica il barone Goffredo de Banfield. Suo è il merito di aver completamente riorganizzato ed ammodernato questa parte della compagnia.
(ASTs, Società “D. Tripcovich & Co.”, 129)

4.4.b

La 1° Generazione: Ermenegilda la Ragusea

Nel 1891, Diodato Tripkovich sposò la Ermenegilda dall’antica famiglia ragusea Pozza di Zagorje a Dubrovnik (Ragusa). Fu con il denaro della dote della moglie che Diodato cominciò a comprare quote di proprietà di navi, circostanza che gli consentì di inserirsi nei consorzi di armatori.

Fig. 4.4.b.1 – La contessa Ermenegilda “Gilda” Tripcovich nata Pozza di Zagorje nacque a Dubrovnik (Ragusa) nel 1870. Dal matrimonio con Diodato nacquero tre figli: Mario, Maria (“Mary”) e Oliviero. Muore a Trieste nel 1943.
(Archivio famiglia Marcovich)
Fig. 4.4.b.2 – Stemma della famiglia ragusea Pozza di Zagorje. In ragione del clima culturale e politico scaturito dal “Movimento illirico”, nel XIX secolo alcuni membri della famiglia cessarono di usare la forma italiana del cognome preferendo quella di “Pucić“.
(Wikimedia Commons)
Fig. 4.4.b.3 – Evoluzione della città di Ragusa in epoca moderna. Sulla sinistra l’antico insediamento, sulla destra la città vecchia prima del terremoto del 1667.
(DAD, Unknown author, via Wikimedia Commons)

4.4.c

La marineria triestina da giovane

L’Imperial Regia Accademia di Commercio e Nautica può essere considerata come la nursery della marineria e del capitalismo marittimo di Trieste. L’Accademia si articolava nelle due sezioni principali, Commercio e Nautica, e in altri corsi “minori”.

Fig. 4.4.c.1 – Nel 1817, l’Accademia prese sede a palazzo Biserini in piazza Lipsia (ora piazza Hortis).
(Ph. Erica Mezzoli, 2022)
Fig. 4.4.c.2 – Presso l’Accademia ricevettero la loro formazione nautica i rampolli di famiglie quali, ad esempio, Cosulich, Martinolich, Premuda e, naturalmente, Tripcovich. 
(Extract from the exam program for captain of offshore navigation vessels, ASTs, Accademia, 35)

4.4.d

La 2° Generazione: Mary & Jeffrey

Quella formata da Maria “Mary” Tripcovich e dal barone Gottfried von Banfield (noto anche come Goffredo “Jeffrey” de Banfield) era la coppia più bella, ammirata e mondana della Trieste del primo dopoguerra. Si fidanzarono a Trieste nel 1918 e sposarono in Inghilterra nel 1920. Dal loro matrimonio sarebbero nati Maria Luisa “Pinky” e Raffaello “Falello” de Banfield.

Fig. 4.4.d.1 – Mary Tripcovich de Banfield era un modello di bellezza e di stile per tutte le donne di Trieste. Protettrice delle arti, qui ritratta in costume da paggio da Wanda Wulz durante un ballo in maschera nel 1927.
(Alinari, W. Wulz, WWA-F-001973-0000)
Fig. 4.4.d.2 – Mary e Jeffrey in Inghilterra quando erano fidanzati.
(Archivio famiglia Marcovich)
Fig. 4.4.d.3 – Asso dell’aviazione imperiale, durante la Prima guerra mondiale de Banfield diviene noto come “Adler von Triest” (trad. Aquila di Trieste – gli aviatori italiani invece lo conoscono come “Drago rosso”). Era talmente amato dalle donne che si dice che le venditrici ambulanti (venderigole) di Trieste avessero fatto una colletta per regalare al loro eroe un serto d’argento.
(HGM, K. Sterrer, Porträt Gottfried von Banfield, 1918 – via Wikimedia Commons)

4.4.e

Donne e capitalismo marittimo nell’Adriatico orientale

Le coste dell’Adriatico orientale sono uno spettacolo meraviglioso, e non solo dal punto di vista paesaggistico o storico-culturale. Qui il mare è lo specchio di straordinarie e affollatissime costellazioni di proprietà, dove anche le donne giocavano un ruolo di primissimo piano. Talvolta, in questo contesto il potere economico delle donne era talmente rilevante da essere paragonabile a quello di una stella in un sistema planetario.

Fig. 4.4.e.1 – Il grafico mostra il numero di donne, quello di navi di grande cabotaggio delle quali queste possedevano quote di proprietà e i relativi porti di appartenenza sulle coste austriache dell’Impero dal 1879 al 1923. A Mali Losinj-Lussinpiccolo c’erano 19 navi che avevano tra i proprietari anche 30 donne. A Dubrovnik-Ragusa c’erano 11 navi la cui proprietà era in parte nelle mani di 37 donne. Infine, a Trieste-Trst 80 donne possedevano parte della proprietà di 32 navi.
(ASTs, Governo Marittimo in Trieste – Seebehörde, 1385–1387)
Fig. 4.4.e.2 – Mary Tripcovich de Banfield vestita da paggio con Maria de Mimbelli – del ramo della famiglia Mimbelli stabilitasi a Trieste e che commerciava di grano – ritratte da Wanda Wulz ad un ballo in maschera nel 1927.
(Alinari, W. Wulz, WWA-F-001970-0000)
Fig. 4.4.e.3 –Il grafico mostra il numero di donne, quello di navi di lungo corso delle quali queste possedevano quote di proprietà e i relativi porti di competenza sulle coste ungaro-croate dell’Impero dagli anni ’90 del XIX secolo al primo decennio del XX secolo. In Rijeka-Fiume abbiamo 77 navi la cui proprietà era in parte nelle mani di 165 donne. A In Bakar-Buccari, 27 navi avevano trai proprietari 34 donne.
(DARI, Pomorska oblast za Ugarsko-hrvatsko primorje u Rijeci 1870.–1918., 241-241A)

4.4.f

La 3° Generazione: Falello e il Cosmopolitismo Artistico

Grazie alla madre Mary, l’arte scorreva nel sangue degli eredi de Banfiled. Questa circostanza era particolarmente vera per Raffaello “Falello”. Noto compositore ed armatore, durante la sua vita ha saputo intessere una notevolissima rete di relazioni nel mondo dell’arte e del jet-set internazionali che aveva Trieste come baricentro.

Video 4.4.f.1 – Raffaello per molti anni ebbe sia la direzione artistica del Teatro lirico “Giuseppe Verdi” di Trieste che quella del “Festival dei due mondi” di Spoleto. Ricoprì anche la carica di presidente della società di famigli dagli anni ’70 fino al crac del gruppo Tripcovich negli anni ’90 del XX secolo.
La sua opera più famosa è la composizione per balletto “Le combat” (Londra, 1949).
Fig. 4.4.f.2 – Sarebbe stata la pittrice surrealista triestina Leonor Fini a presentare a Raffaello molti dei suoi contatti nel mondo dell’arte internazionale.
(L. Fini, Self-portrait with a Scorpion, 1938)
Fig. 4.4.f.3 – Nel 1949 Fini lo presentò a Roland Petit il quale, nello stesso anno, avrebbe coreografato a Londra l’opera di de Banfield “Le combat”.
(Les ballets des Paris (1958), BRTD-NYPL – Digital Collections, ID 5054408)
Fig. 4.4.f.4 – L’incontro con Herbert von Karajan avvenne a Trieste immediatamente dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Da quel momento sarebbe iniziata un’amicizia lunga una vita.
(Bundesarchiv, Bild 183-R92264)

4.4.g

La 3° Generazione: Pinky

Fig. 4.4.g – La secondogenita della coppia Tripcovich-de Banfield, Maria Luisa “Pinky” il giorno delle nozze accompagnata in chiesa dal padre.
(Bundesarchiv, Bild 183-R92264)

4.4.h

L’Eredità

L’eredità della saga Tripcovich-de Banfiled non sono i poveri resti della storia famigliare ed aziendale che la risacca porta a riva. Nonostante le scelte sbagliate determinate – probabilmente – dall’imperizia in materia di finanza, la terza generazione Tripcovich-de Banfield è stata presente a sé stessa e contemporanea del suo tempo. Non tutto è andato perduto.

Fig. 4.4.h.1 – Quando nel 1992 il Teatro lirico di Trieste venne chiuso per restauro, Raffaello de Banfield decise di non lasciare la sua città senza musica. Nel giro di sei mesi ed utilizzando le risorse dell’azienda di famiglia, Raffaello riuscì in un’impresa straordinaria: riadattare un’autostazione dismessa in sala da concerti, ma adatta anche all’opera e al balletto. La Sala Tripcovich supplì al Teatro Verdi fino al 1997. Purtroppo oggi la Sala è definitivamente chiusa e ne è stata decisa la demolizione.
(Ph. Erica Mezzoli, 2022)
Fig. 4.4.h.2 – Nel 1988 in memoria del padre Goffredo, Raffaello e Maria Luisa fondano a Trieste l’Associazione “Goffredo de Banfiled” che si occupa dell’assistenza e del sostegno degli anziani fragili e delle loro famiglie. L’Associazione svolge le sue attività gratuitamente. Dalla fondazione ad oggi (2022), circa 13.000 anziani fragili – e le relative famiglie – hanno ricevuto assistenza gratuita qualificata.
Sebbene questo è tutto ciò che rimane della saga Tripcovich-de Banfield, è comunque moltissimo.
(The Trieste building where the “Goffredo de Banfield” Association is based – Ph. Erica Mezzoli, 2022)